Una persona con grave cerebrolesione acquisita (GCA) può presentare un deficit nelle funzioni esecutive quindi avere difficoltà nelle abilità di attenzione, pianificazione e risoluzione di problemi (problem-solving), autoregolazione e implicitamente nelle componenti di inibizione, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva.
Il caregiver, che assiste principalmente la persona malata, si trova di fronte a una serie di difficoltà e non sempre possiede delle strategie per poterle affrontare.
Creare un Ambiente Adatto
Il primo passo per stare accanto a chi presenta questi deficit prevede la co-costruzione di un ambiente fisico e relazionale: malato e caregiver devono creare un luogo fisico che sia predisposto in maniera funzionale alle difficoltà e costruire una relazione accogliente che riconosca e affronti le problematiche.
Ad esempio, in caso di difficoltà nella pianificazione si possono costruire insieme delle tabelle da appendere in bacheca o sul frigorifero per scrivere tutti gli step necessari alla realizzazione di un compito/attività da seguire.
Qualora vi fossero anche difficoltà di attenzione, è consigliabile disporre solo gli oggetti rilevanti mantenendoli nella stessa posizione e creare un ambiente silenzioso, tranquillo che eviti possibili distrazioni.
Attività di Allenamento delle Funzioni Esecutive
In secondo luogo, è possibile costruire delle attività specifiche volte ad allenare le funzioni deficitarie.
Questo potrebbe avere un duplice effetto: sia stimolare l’abilità specifica sia rinforzare l’ambiente relazionale con il caregiver e le persone più care che possono condividere l’attività.
Ad esempio, per stimolare la memoria di lavoro è possibile leggere un articolo di giornale, ritenuto particolarmente interessante, e provare ad esporlo ad una persona terza, ignara dell’argomento, per discuterne insieme.
Si possono utilizzare anche cruciverba o sudoku per stimolare la flessibilità cognitiva. Ovviamente le attività devono essere personalizzate in base al livello di compromissione e agli interessi del proprio caro.
Motivazione e Gestione dell’Emotività
A tal proposito, è importante riuscire a motivare il malato affinchè riesca ad essere il più possibile responsivo di fronte alle proposte.
Nel caso specifico di difficoltà di autoregolazione dell’emotività è necessario ascoltare in modo attivo e partecipe per accogliere il disagio della persona ed evitare che si assista ad un’escalation emotiva.
Può essere utile osservare quali situazioni scatenano reazioni emotive intense per poter agire sia sull’ambiente sia sulla persona, trovando insieme alcune strategie che possano prevenire o disinnescare l’emotività negativa (scopri come comportarsi con chi presenta disturbi comportamentali in eccesso).
In ogni caso può diventare fondamentale rivolgersi a uno specialista, soprattutto di orientamento cognitivo comportamentale, perchè possa aiutare sia il malato ad autosservarsi sia le persone che gli stanno accanto nel diversificare tali comportamenti tra quelli causati dalla lesione cerebrale e quelli strettamente legati alla sua personalità.
L’importanza di un supporto al Caregiver
Il caregiver deve ricordare che la persona malata non sempre ha consapevolezza delle proprie difficoltà e non vuole creare disagio: non sa come affrontare le situazioni e ha bisogno di aiuto.
Tuttavia, queste difficoltà si ripercuotono anche su caregivers e familiari che devono poter chiedere a loro volta supporto ad altri professionisti.
L’associazione Samudra Insieme con l’esperienza di oltre vent’anni sostiene e supporta le famiglie in questo grande percorso di cambiamento.
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